Sull’omosessualità e la paura
Martedì sera sono uscita di casa di fretta per andare all’appuntamento in Piazza Duomo, un presidio indetto un paio d’ore prima da alcuni cittadini omosessuali e transessuali per manifestare disappunto contro la bocciatura della proposta Concia.
Stavo aspettando l’autobus alla fermata e un ragazzo si è avvicinato per chiedermi una sigaretta. Mentre l’accendeva mi ha chiesto dove stessi andando, se c’era qualche concerto carino in giro da andare a vedere. Dopo un attimo di esitazione gli ho risposto che stavo andando ad un appuntamento.
Avrei potuto dirgli la verità, magari si sarebbe unito a noi. Ma ho avuto paura perché ero una donna sola in una strada buia e magari lui non avrebbe gradito la risposta.
Non è la prima volta che succede.
Una notte, dopo una manifestazione, mentre tornavo a casa da sola ho preferito nascondere le bandiere arcobaleno che avevo con me.
E a dirla tutta, se esco da un locale gay da sola, mi guardo intorno per verificare che non ci sia qualche squilibrato in appostamento.
Sono una donna, dunque (e purtroppo) più esposta a molestie. E sono lesbica.
Le donne affrontano sempre dei rischi maggiori, ma nel caso di una donna lesbica questi rischi si moltiplicano nel momento in cui esterna il suo orientamento sessuale.
Facciamo un esempio pratico: un uomo ci prova con me e io lo rifiuto. Mettiamo il caso che quest’uomo non sia qualuno incontrato per caso ma che faccia parte della mia vita: devo dargli qualche spiegazione per quieto vivere. Posso decidere di trovare una scusa e omettere la mia omosessualità, ma in questo modo devo prepararmi a una vita in cui dovrò nascondere il mio orientamento sessuale davanti a lui; oppure posso scegliere di spiegargli perché non ha speranza, esponendomi però al rischio che lui possa ossessionarmi o crearmi problemi.
Fortunatamente finora non è mai successo che un uomo mi rendesse la vita davvero difficile, anche se ce ne sono alcuni che insistono, credono che l’omosessualità sia in qualche modo aggirabile (!). Ho incontrato qualche cafone che ha sfoderato la classica proposta di sesso a tre - non riescono a capire che loro, in quanto uomini, non sono proprio previsti. Ma ho incontrato anche diversi uomini intelligenti e sensibili.
Di base i miei amici quando racconto un fatto simile dicono sempre la stessa cosa: “perché gliel’hai dovuto dire?”, come si trattasse di un segreto da raccontare solo alle persone più strette.
La mia risposta di solito è una valutazione di pro e di contro, di calcolo del rischio. Ma in linea di massima, a meno che non ci si trovi di fronte a un evidente pericolo, ritengo sia meglio esporsi una volta per poi essere liberi e coerenti piuttosto che mentire e diventare vittima di una vita fatta di fidanzati finti, scuse, omissioni.
In più, le bugie hanno le gambe corte. Conosco persone che fingono di essere eterosessuali da una vita intera, anche se tutti intorno a loro hanno ormai capito. E oggi, con i social network e i blog, bisognerebbe proprio vivere una vita parallela per non farsi sfuggire nulla.
Da qui a sentirsi liberi, però, ce ne passa. Perché io il calcolo e la valutazione della persona che ho davanti li devo sempre fare, e se decido di espormi non posso essere certa della reazione che scatenerò.
Detto questo, nell’incertezza posso sempre nascondermi.
Immaginatevi cosa possa significare essere un o una trans.
Tag: lesbiche, LGBT, omofobia, queer, transfobia
Categorie: Appunti
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Un post lucidissimo.
hai inquadrato perfettamente un paio di temi che sono il leit motif della vita di molti di noi… sopratutto, mettersi nei panni di un* trans non deve essere facile. figuriamoci viverla.
bellissimo, avercene di persone come te.
[...] Un post lucidissimo, Suzupearl. E ti dirò: è successa la stessa cosa anche a me, quel martedì sera. Dopo averti visto salire sull’autobus, mentre percorrevo le strade semivuote del centro di Milano, avevo paura. Ed ero nel centro di Milano, capisci? Non nella periferia di Beirut. [...]
leggendo queste tue parole sono capace solo di diventare una mammoletta e di pensare che di persone come te, ne voglio il mondo popolato
Ah, ecco perché eri riuscita incredibilmente a resistere al mio incommensurabile fascino! :P
(OK, scusa, volevo stemperare. In effetti non riesco a mettermi nei panni di chi non capirebbe e insisterebbe. E non la sento come una limitazione.
Però comprendo il tuo coraggio, questo sì. E spero che la tua ragazza presente o ventura sappia o saprà quanto deve essere felice di stare con una come te.)
sì ma tu sei sempre il mio “marito” di internet, rassegnati.
Pur non essendo né donna né omosessuale, capisco il tuo stato d’animo, perché per altri motivi ho subito questa costrizione profonda e abominevole del proprio essere, nell’angolo di Sicilia in cui sono cresciuto per i primi 17 anni della mia vita e dove ero un diverso. La cosa che viene da dire è che il mondo è grande, così grande che è impossibile non trovare un angolo in cui quello che si è, si possa vivere in serena normalità. Ma la cosa triste è che costituisce una sconfitta profonda per tutti quelli che amano la libertà vera, che non vive di costrizioni alla libertà d’essere altrui.
bellissimo post
scrivo anche la mia parte, anche se temo il mio risultato non sarà all’altezza di questo.
http://www.bybblog.net/2009/10/paure-metropolitane.html
Ciao Suze
mi spiace tu viva in un posto dove sei costretta a muoverti con sospetto e paura, non deve essere per niente bello.
Faccio un pò fatica a capire come il tuo essere omosessuale ti esponga a dei rischi maggiori rispetto ad una eterosessuale ma ne prendo atto.
In un posto così io non riuscirei a vivere :°(
Per quanto riguarda il calcolo e la valutazione della persona che si ha davanti, penso sia una cosa che facciamo tutti in diverse circostanze e non sempre le nostre valutazioni sono corrette ;)
Sono d’accordo con te che chi vive una vita mostrando una maschera non vive al 100% ma è anche vero che sei permetti a qualcuno di indossare una maschera … questi ti dirà veramente chi è :)
E’ tardi vado a nanna :)
Ciao
Luigi » LuVi Weblog
La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre
Ciao Luigi, vivo in una città che a detta di molti è tra le più aperte d’Italia. Chi vive in piccoli centri ha una vita molto più difficile della mia. In realtà quella che racconto in parte è normale amministrazione per una donna, con in più il particolare dell’omosessualità, che non è solo una sfumatura della vita: “condiziona” l’intera esistenza di una persona. Se scegli di vivere allo scoperto ti può capitare di essere vittima di omofobia. Delle maschere però faccio volentieri a meno: spesso si trasformano in catene.
già, infatti negli ultimi due anni sto sentendo di molte persone omosessuali che lasciano l’Italia per andare a vivere in Paesi civili. Solo che è un po’ assurdo essere costretti a lasciare la famiglia e gli amici solo perché la gente è ignorante…
[...] Paura #2 [...]
Ti capisco perfettamente. Come non essere d’accordo con te?