Quando il Social Network non serve
Ieri sera durante una cena una persona mi ha chiesto “ma in Facebook a cosa mi serve sapere cosa stanno facendo gli altri? io di tutti quegli aggiornamenti non me ne faccio nulla. E perché devo sapere che X ha lasciato un messaggio da Y?”.
Le ho spiegato che questa considerazione denota un atteggiamento totalmente opposto al senso stesso dei social network, dunque le ho chiesto perché mai si fosse iscritta. “Per lavoro”, mi ha risposto.
Il punto è proprio qui: i social network non sono utili a chiunque. Il più delle volte le persone non sentono la reale necessità di utilizzare questi mezzi. Sempre più spesso mi capita di parlare con persone che vengono spinte professionalmente ad utilizzare Twitter, Myspace o Facebook, trascurando che nella maggior parte delle situazioni lavorative non c’è n’è davvero bisogno. Il mezzo viene usato male, al minimo sforzo, le pagine o i profili creati rimangono immobili per mesi, senza portare ad alcun tipo di comunicazione e interazione con gli altri. Manca la conoscenza specifica, la consapevolezza di ciò che si sta usando, e non viene pianificato alcun modello di comunicazione adatta al contesto.
In questo modo i profili ufficiali si trasformano in una replica di un sito statico, utili come una certa cosa su un gomito.
Lo stesso discorso vale per i blog.
“Vorremmo creare il blog aziendale”
“Bene: quali contenuti avete da offrire?”
“… Abbiamo dei comunicati stampa”
“I comunicati stampa sono già presenti sul vostro sito e vengono inviati via mail ai giornalisti”
“Per noi avere un blog significa essere al passo con i tempi, sarebbe una buona cosa per l’immagine. Però abbiamo paura che la gente ci scriva commenti negativi, dunque vorremmo poter controllare quelli che ci arrivano e cancellare quello che non ci piace”.
Discorsi di questo tipo ne ho sentiti parecchie volte, e alla fine le aziende hanno deciso di non aprire il blog, perché - molto semplicemente - non gli serviva.
Tag: facebook, opinioni, social network
Categorie: Appunti
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C’è una parola per definire quest’ondata di iscritti italiani a MySpace, Twitter, e più di recente a Facebook. Mi prendo la responsabilità di scriverla: conformismo.
nda
Parole sante!
Mi sembra che nelle aziende, in certe aziende, ci sia molta ignoranza su pressoché tutto quanto riguardi queste “nuove” acquisizioni.
E ciò è dovuto anche al fatto che molte, qua in provincia, continuano a essere gestite da persone chiuse in una mentalità datata e con specifici limiti.
Ma cosa è utile sul gomito? Una mosca? Una cacca?
Le aziende - e non solo quelle di provincia, anche quelle internazionali - sentono tramite la stampa o le proprie divisioni estere che il social network è un mezzo moderno per fare comunicazione, dunque vogliono adottarlo. Ma non capiscono come funziona, non vogliono dedicarvi del tempo o uno studio specifico, pensano che cammini da solo. Non capiscono che Twitter è da adottare se serve, non solo per averlo come opzione in una lista. Sì, è conformismo, e mancanza di capacità di valutazione.
Ma come cos’è la cosa utile sul gomito, caro SdP, proprio tu?? I miei post contengono quasi sempre una citazione cinematografica ;)
Azz.. non mi posso ricordare tutte le frasi.. poi c’è che ad alcuni resta più impressa qualcuna, ad altri altre..
Uff
(Adesso vivrò con l’imperativo desiderio di cogliere una dimenticanza tua, prima o poi… :) )
(Intanto ho recuperato)
…Mi coglierai impreparata di sicuro! Come dici tu, ognuno ricorda cose diverse (io di solito le cazzate).